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CODARDO CRONICO

18 Ottobre 2006


Se si dovesse assegnare il trofeo “Codardia” son certo che noi italiani saremmo indiscussi vincitori, quantomeno a livello europeo. L’italiano ha ormai cronicizzato questa sua “malattia”, quasi fino a farne un baluardo della propria cultura, baluardo della tradizione da costudire gelosamente, motivo di vanto e distinzione, che autorizza addirittura chi ne è affetto ad additare con insolente ironia ( in realtà è il tipico atteggiamento della volpe che non riesce ad arrivare all’uva… ) chi, “coraggiosamente” se ne sbarazza o quantomeno ci tenta. Ma la razza peggiore è il “Rivoltoso Silenzioso” che mugugna insulti e minaccia guerre sanguinose tra se e se, facendo attenzione che nessuno lo senta, e che, appena interpellato, ritratta le poche sillabe pronunciate, forse, a voce troppo alta, e batte in ritirata a gambe levate ( naturalmente facendo attenzione a non far troppo rumore con lo sbatter dei piedi e a non sollevar troppa polvere… ). Non si vuole arrivare a parlare dell’omertà figlia della mafia o dei sequestri, ci si ferma al gradino più sotto, anche se per questo non meno importante o meno delicato.
Riusciamo a stare in silenzio e sopratutto a non agire davanti ad ometti di ogni genere, ad azioni di ogni tipo, a somministrazioni di pappette da rincoglionimento acuto.
Balbettiamo davanti a parlamentari che dicono “Afakistn” invece che Afghanistan, che pensano che il Darfour sia una marca di caramelle, che si fanno eleggere in un partito dopo essere stati in un’altro dell’opposizione, per poi ancora crearne un’altro che collabora a senso unico con la parte politica opposta a quella con la quale si son fatti eleggere, che mettono la presenza per poi andarsene a farsi i ca… loro, che mettono tasse a destra e a manca, che tagliano un pò qui e un pò lì senza tagliarsi qualcos’altro o meglio ancora i propri stipendi ( e il loro “spesatiditutto” ), senza tagliare i finanziamenti ai partiti, senza tagliare i finanziamenti alla carta stampata ( schierata ) che non informa, ma fa propaganda e tace quando deve farsi sentire, che ci ubriacano con la grande tecnologia del digitale extraterrestre, dicendo: “o ti compri il decoder che puoi acquistare con i “buoni” creati con i soldi delle tue tasse ( quindi è un finto sconto ) che si intascano i produttori dell’apparecchio, o te la prendi dove non batte il sole perchè tra poco ti stacchiamo il segnale analogico e passiamo al digitale” mandando a quel paese chi si paga il canone, che mettono in libertà i delinquenti perchè non sanno più dove metterseli ( io un’idea l’avrei… ), che ti fanno un c..o così se una volta non paghi il bollo, ma che danno i finti-arresti-domiciliari a chi coi soldi del bollo ci si pulisce il sopracitato c..o, dopo aver fottuto miliardi alle tasche dei piccoli risparmiatori, ignari del fatto che i loro soldini saranno gestiti da chi capitali non ne ha, ma sa bene come far fruttare nelle proprie tasche i soldoni altrui, demolendo le società per cui lavorano.
Sembra il testo rivisitato di: “Alla fiera dell’est” di Branduardi.
Ma la cultura del zitto e fuggi e dell’incassa e ignora, ce la inculcano ( si si va bene inculcano… ) fin da piccoli, fin dalle elementari per poi seguirci nel nostro misero percorso, via medie-superiori, fino all’università, dove con la politica della ragione assoluta protetta dall’arma del voto ti ricattano: “o stai alle mie giuste-ingiuste regole o hai firmato la tua condanna”.
Direi che è il caso di svegliarci, almeno cominciando a dire la nostra opinione quando non siamo d’accordo, e siam certi di essere nel giusto, anche se dall’altra parte c’è un co….ne frustrato con un registro e una penna in mano. Cominciamo ad aver rispetto almeno per la nostra dignità, e non a convincercene e far finta di avercelo. Se impariamo a farlo sin da piccoli forse da grandi non potranno sempre aver ragione a posteriori….

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  1. Verme Curioso
    18 Ottobre 2006 a 21:45 | #1

    E ricordiamoci che sono nostri DIPENDENTI pagati profumatamente con soldi NOSTRI, perciò o fanno bene quello che gli diciamo noi, e solo ciò che noi gli chiediamo, o via a calci nel sedere!!!

  2. Andrea
    19 Ottobre 2006 a 1:01 | #2

    Etimologia:il termine “ministro” deriva dal latino “minister” che significa “servitore”…e andiamoglielo a dire ai nostri ministri che in realtà sono servitori dell’Italia non i padroni!!!

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