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"GODBLESSAMERICA"

21 Ottobre 2006 6 commenti


Mi dispiace non commentare niente di attuale, ma tant?è, insomma, facciamocene una ragione!
La colpa è di un inserto de Il Corriere della Sera, dove ho letto da poco un?intervista all?ex sfidante di George Bush alla Casa Bianca, nonché vicepresidente degli Usa sotto la presidenza Clinton. Il nostro personaggio si chiama Albert Gore detto Al, e le parole che dice, ma soprattutto le cose che fa e le cause cui si interessa, suscitano perlomeno curiosità, ma io direi anche fascino. È difficile restare indifferenti davanti ad un uomo politico semplicemente perfetto, mai interessato da vicende torbide, di una cultura molto vasta, la mente aperta, di larghe vedute. Sociologicamente lo potremmo vedere come l?americano medio, ma la definizione secondo me gli sta un pò stretta, considerando le caratteristiche tipiche del popolo a stelle e strisce che non si distingue per eccellenza morale. Al è molto credente, ma non per forza perbenista o moralista, molto attaccato ai valori della famiglia, con una moglie poco appariscente e dalle labbra non siliconate, due figlie normali che lo sostengono ma che non vogliono a tutti i costi emergere nelle copertine. È un bell?uomo, ma anche se non lo fosse, credo che rinuncerebbe volentieri al lifting, ne sono certo. Si appella ai valori originali della religione, quelli che non si possono discutere, come l?eguaglianza, il rispetto ecc, così lontani dalle gerarchie del Vaticano e dagli eccessi di Benedetto 16 che sembrano appartenere a 2 mondi diversi.
Oggi è abbastanza lontano dalla politica attiva e preferisce dedicarsi ad una serie di problemi di difficile risoluzione, come l?inquinamento, vera e propria piaga che perlomeno bisogna limitare, e dunque cause a livello internazionale. È per questo che gira il mondo in lungo e in largo cercando di sensibilizzare tutti, non solo i governanti ma anche le società civili, proponendo risoluzioni pratiche che vengono dalla nuova tecnologia, che possono permettere di non accentuare il buco dell?ozono. È diverso dalla maggioranza di politicanti che parlano, predicano, sostengono, ma non agiscono, non riformano, non trovano soluzioni. Sta riuscendo a convincere una larga fetta del popolo americano a dotarsi di nuove tecnologie che permettono di risparmiare energia e limitare l?inquinamento, e cerca di esercitare pressioni politiche affinché tutto ciò diventi legge, vincolante, obbligatorio.
Qui non si tratta di mettere sul piedistallo il rappresentante del Partito democratico, riempirlo di elogi, e contrapporlo al diavolo-Bush, leader del Partito repubblicano dei billionaires e della ricchissima borghesia. Dopotutto le differenze tra i due partiti non sono abissali. Il fatto è che un uomo come lui non c?è nell?intera Europa (Zapatero promette bene ma deve ancora farsi notare), ma soprattutto è improbabile che ne nasca uno simile in America. Ora, mi chiedo: come è possibile che un paese ultramoderno e avanzato come gli Usa possa avere scelto George Bush e non lui?
La risposta sembra non esistere, invece è facilissima. Non è vero che tutto il mondo è paese, ma solo una parte di esso. Oggi è in gran voga in molti paesi occidentali scegliere come rappresentante chi eccelle nella comunicazione, chi appare meglio in tv, fa la battuta ad effetto, promette vantaggi immediati a problemi irrisolvibili, denuncia l?avversario con maggiore foga. Al Gore sembra davvero lontano da questo, eppure la campagna elettorale U.S.A. si è sempre svolta in un clima rovente. Chi governa deve parlare bene, non deve essere bravo, deve apparire bene, e pazienza se è protagonista di mille malefatte, meglio prendersela con gli accusatori, che sembra si divertano a perseguitare queste anime candide. Dunque, tutto il mondo non è paese. Gli Stati Uniti sono davvero un caso a parte: la gente ha un unico interesse politico, vedere ogni giorno in tv la personalità forte che riesce (apparentemente) a risolvere ogni problemuccio tipo attentati terroristici, crisi economica, disoccupazione, squilibri sociali, fame nel mondo. Male che vada, c?è sempre lo strumento della guerra, che tutto può, una specie di panacea contro tutti i mali. L?americano vuole l?uomo forte, che domini, che abbia un aspetto virile, e se ne frega di tutto, non interviene mai, non si interessa dei problemi, tanto il presidente c?è, prima o poi se ne occuperà lui. La politica non è mai vissuta con passione, il dibattito non c?è, o meglio è delegato a poche persone che decidono da par loro. Ognuno fa la propria vita e basta, e la conseguenza è che si pensa quasi solo ad aspetti molto materiali. Il distacco è totale, eppure si pensa che il buon George, uomo dalle mille risorse e dalla battuta pronta per tutti, possa essere come un vicino di casa qualsiasi, il simpaticone con cui condividere il barbecue o andare a vedere la partita di rugby.

Ringrazio per questo lavoro Verme Errante, un altro dei miei abili e stretti collaboratori.

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